appunti dal giappone.

15.8.06

Kyoto relief

Kyoto è la toscana del giappone, e ci regala tutto quello di cui avevamo bisogno. arriviamo alla stazione, che merita un post architettonico a parte, vediamo uno solo dei suoi milioni di templi sparsi ovunque, eppoi soprattutto camminiamo per le strade, e ritroviamo la dove credevamo d'avarerli perduti, lo spessore della vita e la bellezza del tempo. le viuzze piene di ceramiche a poco e tanto prezzo al tramonto nei vicoli con cieli di ragnatela di fili elettrici incontrare un tempio scintoista fatto di nulla o quasi, di una religione fatta di nulla o quasi eppoi uscire tra lampade accese e locali sul fiume. guardarsi attorno trovare lo stupore della bellezza in quei palazzi moderni della ricostruzione postbellica che per fosco maraini, per queste strade decenni fa erano lo scempio, quello che rovinava la citta antica che tanto amava. eppure- e qui si davvero il vintage ci sa dire qualcosa sul destino futuro dell'estetica di massa- eppure queste case qui a me ora picciono. sono palazzoni brutti su cui è passato il tempo come tanti altri, ma la toscana del giappone li avvolge da un aura, i templi infondono loro un senso e una calma estetica che non gli appartiene. e anche quel palazzone in cemento armato mi mette in pace con il mondo e mi fa rifuggire dalla citta di specchi ambigui riflettenti semoventi stupefacenti di tokyo. vorrei vivere in quel palazzone di cemento armato piuttosto che nelle tante torri eburnee di tokyo, credo. eppoi ci sono ancora anche le case di legno, annerite, abbattute sopravvissute. arriviamo al fiume e anche li troviamo un regalo: luci accese sul fiume, una spiaggia di sassi davanti e la gente i ragazzi che se ne stanno li, davnati aruscelli e ruescelletti davanti all'acuqa di notte a bruciare fuochi d'artificio, come bambini entusiasti e disillusi allo stesso tempo. it's to be in contact with god, dice il nostro altissimo amico estemporaneo canadese mentre beve sake in cartone e accende i suoi fuochi anche lui. è una battuta certo, ma per qualche attimo non stentiamo a crederlo.

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