appunti dal giappone.

17.8.06

la fuga dal caldo della metropoli, dal supermercato che invade ogni spazio fisico e mentale era programmata da tempo, e come ogni fuga è anche problematica e macchinosa. la nostra meta è koya-san, la montagna sacra, un altopiano costellato da un impressionante numero di monasteri e santuari buddisti, e direi, nient'altro.

si dorme dai monaci, si mangia vegetariano, si prega alle sei di mattina con loro. si passeggia per strade deserte da far west giapponese. questo è un posto dove, scopriremo poi, nemmeno i turisti giapponesi andrebbero mai normalmente. ma noi non lo sappiamo e con la beata ignoranza del turista straniero, ci avviamo su per i monti cambiando treni e trenini, fino ad arrivare all'ultimo tratto in funivia e in autobus. arrivate a destinazione siamo sole in questo posto di boschi e monasteri semiaperti - o semichiusi, arte che andrebbe indagata questa- ai nostri occhia. facciamo un giro in paease allora, prendiamo un caffe in un posto di cui siamo uniche clienti insieme ad un signore di mezza eta che legge manga ed è stupito da nostro stupore. da giorni abbiamo scoperto le coffe house giapponesi, hanno spesso la mestizia del vintage inconsapevole e onesto. sono i fastfood di minneapolis e le osterie della bassa. ma non c'è tempo per questo languore, noi si è turisti e si deve visitare.

camminiamo per lo sterminato cimitero, visitando sanatuari con bizzarri riti connessi. in uno si beve te, in un altro cose non precisate galleggiano sul fiume, in un altro bisogna bagnare la statua di buddha con un acqua provenitnte da una cascatella, in uno ancora sollevare una pietra che si fa piu pesnate a seconda della pesantezza del tuo karma. una specie di caccia al tesoro turistico-buddista. ma quando gia si sta per precipitare nel folklore piu spicciolo, ecco che ad attenderti c'è l'inatteso, che in realta invece attendevi pazientemente mentre scalavi una montagna con qualsiasi mezzo e parlavi con milioni di persone che non ti capivano per arrivare li, proprio li, ecchissa poi perhcè. eccco che allora arriva lo stupore bambino di milioni di lanterne accese insieme a trapuntare muri e soffitti in un unico pulsnate respiro, e di fiori dorati lussureggianti e alieni davanti a fiori veri, e monaci e gente comune in preghiera tra fumi di incenso e candele. tuttovero, tutto li in un attimo. imparo che sul retro di un tempio succede sempre qualcosa. che la bellezza è il premio ultimo, e si nasconde dietro le facciate mute.

è gia sera, intanto. torniamo al nostro monastero-alloggio. l'atmosefera è quella della spartanita conventuale comune a qualsiasi credo, mista a rimasugli di un sacro alto e passato. è tutto li, mischiato e davanti ai nostri occhi. pareti dorate e giardino selvaggio, costruzioni in terribile triste cemento e pareti di legno scorrevoli. macchinette distribuitrici di bibite e altari sacri. di tutto un po, in un vortice contraddittorio e concreto. ma infondo abbiamo quello che cercavamo. dormiremo per terra, sui tatami, faremo il bagno caldissimo dopo esserci lavate con acqua fredda e ascolteremo il silenzio bevendo te. eppoi di notte, il suono dei gong delle preghiere notturne come mantra e ninna nanna. anche l'animo piu inscalfibile si scalfisce e nel mentre nemmeno ne accorge. ed è questo in fondo che si chiama sacro.

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