appunti dal giappone.

18.8.06

stop in osaka










































sosta ad osaka di un pomeriggio per incontro rocambolesco con nostra informatrice autoctona. poche ore con lei permettono di sviluppare seguenti riflessioni:

- anche qui vale la regola del sud del mondo: piu si va giu piu la gente è cordiale e accogliente.
i tokiesi se la tirano un po troppo.
- sul metro pero ci sono anche i giapponesi grassi. e poveri. e questo in fondo in fondo non ce lo aspettavamo oramai.
- urge un post architettonico sulla struttura peculiare delle stazioni: nessuna soluzione di continuita concettuale e fisica tra stazione, centri commerciali hotel, strada. è incredibile, provate a prendere un appuntamento alla stazione di osaka e vedrete che vi succede.
- we look like movie strars, secondo il venditore di articoli per ristorianti all'ingrosso in cui allegre e invasate ci riforniamo di lampade rosse con scritto pollo fritto in ideogrammi, tendine con polipetti e quantaltro. ci ha fatto anche lo sconto..

altri punti imprescindibili ci sono stati forniti dalla nostra guida autoctona, che ha pazientemente risposto alle mie incalzanti e maniacali interviste sui seguenti scottanti argomenti:

- come sono viste dai giapponesi le tizie che si mettono il kimono invece che i jeans in metro?? le ragazze in kimono non sono per niente rare e sembra che nessuno ci faccia caso, ma per noi continua ad essere una cosa esotica e troppo insolita per essere vera..

- dove finiscono tutti quegli oggettini carini cagnolini gatttini maialini facccini che ingombranon i negozi di tutte le citta? le case sono cosi piccole e spoglie, ma a giudicare dalla quantita di articoli venduti da qualche parte dovranno pure finire.. si insinua il dubbio ktisch della mensolina, o della cameretta popolata da questi esserini di plastica colorata..

- la nostra guida autctona sta facendo un dottorato in international political economy o law non ricordo. ergo le chiediamo: come fa il giappone a non mettere blocchi protezionistici sulle proprie importazioni ( milioni di catene americane ma non solo, di ogni tipo.. ) e non temere? l'america fa l'esatto contrario.. qual'è la logica sottesa a questo liberisimo?

non scrivo le risposte, pero. un po di suspance anche per voi.

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